Conservazione
Un fiume può raccontare chi lo attraversa?
Conservazione
È possibile rilevare un animale analizzando l'acqua del fiume in cui beve? Grazie al DNA ambientale sì, ed è proprio ciò che è stato fatto nelle Aree Protette Alpi Marittime.
Ogni essere vivente, muovendosi nel proprio ambiente, lascia dietro di sè tracce apparentemente invisibili: cellule epiteliali, peli, saliva, escrementi. Questo materiale biologico contiene filamenti di DNA che si disperdono nell'acqua, nel suolo o persino nell'aria.
Il DNA ambientale (eDNA - Environmental DNA) è proprio questo: materiale genetico libero estratto direttamente da campioni ambientali, quali acqua e suolo, senza la necessità di catturare gli animali e, quindi, senza arrecare loro disturbo.
Su questa tecnologia si è basata la ricerca condotta nelle Aree Protette delle Alpi Marittime da Simone Giovacchini ed Enrico Mirone della società Biome, "spin-off" dell'Università del Molise.
L'attività rientra nel progetto ECOTERR, realizzato nell'ambito del Piter Alpimed+, cofinanziato dall'Unione Europea attraverso il Programma Interreg Italia-Francia ALCOTRA 2021-2027, e si svolge in collaborazione con il Parc national du Mercantour, ARPA Liguria, Parco fluviale Gesso e Stura e il Centro di Sperimentazione e Assistenza Agricola (CeRSAA).
L'obiettivo? Cercare, attraverso i corsi d'acqua, due specie particolarmente elusive e difficili da individuare quali la lontra e la puzzola.
La lontra eurasiatica (Lutra lutra), strettamente legata agli ambienti acquatici, un tempo era diffusa in gran parte dell'Italia. La persecuzione, la caccia, l'inquinamento e l'uso di pesticidi ne hanno però provocato un forte declino, fino a confinarla nelle regioni meridionali. L'areale di distribuzione stabile raggiunge attualmente Lazio e Toscana, ma è in corso una lenta espansione e segni di presenza sono stati registati anche nelle regioni del nord-ovest.
Contemporaneamente, altre popolazioni stanno avanzando da oltreconfine. È il caso della popolazione francese, che potrebbe rappresentare una possibile fonte di dispersione verso la Liguria e il Piemonte. Nelle Aree Protette Alpi Marittime, i monitoraggi tradizionali del 2022 effettuati dalla ricercatrice e collaboratrice APAM Valentina Ruco non ne avevano rilevato la presenza, ma la sofisticata tecnica del DNA ambientale potrebbe confermare o meno l'avvio del ritorno della specie sul territorio.
Ancora più sfuggente è la puzzola (Mustela putorius). avvistata - viva - per la prima volta in Valle Gesso all'inizio del 2025 dal ricercatore Marco Granata nell'ambito di Ermlin Project.
Principalmente terrestre, frequenta però gli ambienti umidi e può utilizzare pozze e corsi d'acqua per cacciare e abbeverarsi.
Per entrambe le specie, dunque, il DNA ambientale offre una possibilità in più per scoprire l'effettiva presenza o meno nel territorio indagato.
Il principio alla base dell'eDNA è semplice: se un animale passa in un ambiente, lascia dietro di sè una traccia. Nell'acqua possono finire cellule, frammenti di tessuto, peli, secrezioni ed escrementi. Non è necessario vedere l'animale, fotografarlo o catturarlo, ma è sufficiente che una piccola quantità del suo materiale genetico rimanga nell'ambiente e possa essere recuperata.
Ma come si passa da una bottiglia d'acqua - il campione prelevato - alla ricerca di una specie?
Il contenuto viene filtrato per trattenere il materiale genetico presente. In laboratorio, il DNA viene estratto e poi amplificato, cercando sequenze specifiche che funzionano come una sorta di "impronta digitale" della lontra o della puzzola. Infine, il metodo della qPCR (PCR quantitativa) permette di verificare se il DNA della specie cercata è presente nel campione. I ricercatori della società Biome stanno al momento analizzando i campioni raccolti nel territorio protetto.
Il risultato va però interpretato con cautela: trovare il DNA di una lontra non significa necessariamente che in quel luogo viva una popolazione stabile, né permette di stabilire quanti individui siano presenti. Potrebbe trattarsi anche di un animale di passaggio.
Per questo l'eDNA non sostituisce gli altri metodi di monitoraggio, ma può diventare un prezioso sistema di allerta precoce, indicando dove vale la pena concentrare ulteriori ricerche.
I ricercatori, grazie ai precedenti monitoraggi, purtroppo infruttuosi, sulla lontra e ai suggerimenti dello specialista Marco Granata per quanto concerne la puzzola, hanno individuato 30 siti di campionamento, distribuiti principalmente tra Valle Gesso, Pesio e Tanaro, con alcuni punti in Valle Stura e nella Riserva naturale Crava Morozzo.
Tra i luoghi di maggiore interesse c'è la Valle Tanaro, individuata come una delle possibili vie di ingresso per la lontra. Un'attenzione particolare è stata rivolta anche al Rio Pennavaire, che sfocia nel Mar Ligure. Proprio in Liguria, infatti, alcuni studi basati sul DNA ambientale hanno già confermato la presenza della lontra nel bacino del Roya e del Bevera, nel Nervia e nell'Argentina.



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I corsi d'acqua e le coste possono quindi rappresentare importanti vie di dispersione; gli animali si spostano lungo gli assi fluviali e raggiungono così nuovi territori.
Per questo le Aree Protette Alpi Marittime si trovano in una posizione strategica: un possibile punto di passaggio tra popolazioni ancora oggi separate.
Ma il potenziale dell'eDNA va ben oltre la lontra e la puzzola. L'acqua è soltanto una delle possibili matrici ambientali: la stessa tecnologia può essere applicata al suolo, all'aria e persino a materiali biologici come ragnatele e nettare.
È una metodologia ancora in evoluzione, ma proprio per questo dalle grandi potenzialità, soprattutto quando si devono cercare specie rare, elusive o in fase di espansione.
E così un piccolo campione d'acqua può diventare molto di più di una semplice manciata di millilitri: diventa una traccia del passaggio di un animale, un indizio sulla sua distribuzione e, forse, il primo segnale di un ritorno atteso da decenni.